Fin dall’antichità l’uomo si è posto domande sulla sua origine, sul suo essere e sulla natura del mondo che lo circonda. Le risposte si trovarono su concetti filosofici dell’essenza dell’uomo e della materia, su teoria ontologiche dell’essere e non essere e spesso sfociavano in teorie metafisiche. Già Talete aveva provato a dare un senso a ciò che ci circonda, facendo discendere tutta la materia da un unico elemento: l’acqua era l’arché. In seguito, tuttavia, questa ipotesi venne messa da parte con l’avvento delle nuove correnti filosofiche propinate e da Aristotele e da Democrito, allievo del filosofo greco Leucippo. Se da una parte Democrito propose un’interpretazione della realtà fondata sull’esistenza di particelle infinitesimalmente piccole come parte fondamentale e indivisibile della materia che si muovevano nel vuoto, dall’altra Aristotele, che non accettava l’esistenza del vuoto, faceva discendere la materia dai quattro elementi principali quali acqua, fuoco, terra e aria i quali, combinandosi tra loro formavano le sostanze presenti in natura. In quell’epoca, nel V secolo a.C., l’idea di una struttura atomica come quella proposta da Democrito era troppo audace e moderna, infatti venne ben presto accantonata per lasciar spazio alla teoria del filosofo di Stagira che dominò il pensiero scientifico della storia fino al Rinascimento.
Mai nella storia come noi la conosciamo. L’uomo è stato come da sempre un problema per se stesso.
filosofia indaga le caratteristiche essenziali dell’uomo, che lo distinguono da tutti gli altri esseri.
Kant distingue due tipi di antropologia: quella fisiologica, che studia l’uomo in quanto essere appartenente al mondo della natura; quella pragmatica, che si occupa dell’uomo in quanto distinto e autonomo dalla natura, cioè in quanto essere libero.
il carattere specifico dell’uomo proprio nella sua debolezza: mancando di tutta una serie di istinti che regolano la vita degli altri animali, egli, proprio in tale mancanza, trova la radice della propria libertà e costruisce razionalmente e consapevolmente il proprio mondo.
riprendendo l’impostazione di Kant e Herder, oltre che aspetti di quella di Hegel, concepiscono l’essenza umana come universale e attiva. Il giovane Marx, in particolare, nei Manoscritti economico-filosofici del 1844, vede nella progressiva attuazione di tale essenza la prospettiva della storia futura, che si svilupperà come un’antropologizzazione della natura, un totale dominio tecnico e collettivo dell’uomo su di essa.
Con Scheler e la sua opera La posizione dell’uomo nel cosmo(1928), la filosofia torna a riproporsi come necessario momento sintetico rispetto a tale dispersione disciplinare. Al dualismo cartesiano Scheler attribuisce in particolare la responsabilità di aver ostacolato il progresso della dottrina antropologica, rompendo i ponti fra la componente corporea e quella spirituale dell’uomo. Tuttavia, seppure su diverse basi, anche Scheler finisce per riapprodare al dualismo e allo spiritualismo. Fondandosi soprattutto sulle ricerche del biologo tedesco J. von Üxküll, punto di riferimento fondamentale per tutti gli autori che negli anni fra le due guerre si sono occupati di antropologia, egli sottolinea che, mentre gli animali sono limitati ad ambienti particolari, l’uomo è essenzialmente aperto al mondo nella sua globalità. Correlato di questa apertura globale è la sua capacità di costituire un mondo oggettivo e quindi di essere libero dal determinismo dell’ambiente

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