“La morte non esiste”: parola di Vittorio Marchi e non solo, scienziato e conoscitore della serenità interiore.

L’intervento del prof. Vittorio Marchi al @xVVivianivi il Benessere di Rimini ha suscitato un grande interesse. E altrettanta curiosità, legata soprattutto all’episodio che lui stesso ha raccontato riferito a Federico Fellini e ad una sua apparizione, due anni dopo la sua scomparsa. Abbiamo chiesto a Marchi alcuni… supplementi d’indagine, prendendo spunto anche dai temi generali che ha toccato con il suo solito garbo e profonda esperienza all’interno della fisica quantistica. L’opinione pubblica di solito intende. Il vero benessere è sapere chi non siamo, perché tutto inizia dal di lì. Ovvero, tutto inizia da un principio di conoscenza, che poi si rifà nel tempo a quel famoso“conosci te stesso e conoscerai l’universo e Dio”. Nulla di nuovo sotto il sole: quello che stiamo dicendo è solo una ri-edizione di quello che è stato detto tanti, ma tanti secoli fa. Lei ha anche parlato di un episodio importante riguardo un’apparizione di Fellini: che cosa deve insegnare questo episodio, anche per il modo con cui lo ha ricostruito? Devo insegnare che la morte non esiste. Esistono dei premi Nobel, dei grandi pensatori e ricercatori come per esempio Stuart Hameroff e Roger Penrose, i quali hanno detto che il nostro cervello non è produttore della coscienza, ma è la coscienza che produce il nostro cervello. Tant’è vero che all’atto del trapasso nel nostro cervello sono incamerate, nei neuroni, delle strutture che prendono il nome di tubuli, contenenti le tubuline, sostanze di informazione quantica che ci legano con il tutto dell’universo. Per cui quando noi all’atto della cosìddetta “morte” rientriamo in questo tutto: nulla si perde e nulla va disperso ma, anzi, voliamo a casa nostra per poi prevedibilmente tornare a rivivere un’altra vita a partire da quella coscienza che abbiamo maturato dalla vita precedene. Quindi questo episodio che ha raccontato non l’ha affatto sorpreso? Assolutamente no. Anche perché a certi avvenimenti bisogna arrivarci preparati, ovviamente poi anche grazie agli esperimenti vissuti di persona. Tra l’altro, io l’avevo già sperimentato quando ero giovane con quello che chiamavo il mio Maestro. Si capisce a quel punto che tutto quello che ti hanno fatto vivere e credere sulla morte è un’illusione, e da quel momento in poi incomincia una vera e propria trasformazione, quella che poi evangelicamente chiamiamo resurrezione.

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