Coscienza e consapevolezza: qual è la differenza?

Coscienza e consapevolezza: su questo argomento sono state spese un’infinità di parole. Il dibattito su cosa sia la coscienza, su cos’è la consapevolezza, da dove originano e su quale sia la loro differenza va avanti da millenni, e ad oggi ancora non c’è una visione univoca sulla questione (e non è detto che ci sarà in futuro).

Non è quindi mia pretesa, con questo breve articolo, fare un trattato su questo tema.

La mia opinione personale è che i vari punti di vista, anche se a volte apparentemente discordanti, verranno inclusi in un sistema più ampio, che permetta cioè di includerli tutti in un “contenitore” più grande. Un approccio multidisciplinare e integrato, come quello che sta da anni proponendo Ken Wilber con i suoi studi in questo campo.

La mia intenzione con questo articolo è quella di portare la tua attenzione alla tua prospettiva personale, soggettiva, dell’esperienza della coscienza e della consapevolezza.

concentrerò in questo articolo sull’aspetto esperienziale della questione.

Possiamo passare delle giornate intere a discutere della differenza tra coscienza e consapevolezza, e certamente sarebbe un utile approfondimento, ma non è detto che questo porti a qualcosa di spendibile. Per spendibile intendo qualcosa di applicabileimmediatamente nella vita.

Difficoltà

Le difficoltà nell’affrontare la questione su quale sia la differenza tra coscienza e consapevolezza sono due.

  1. Da una parte entrambe non sono qualcosa di definibile oggettivamente. Non sono “oggetti”, ovvero non puoi dire “questa è la coscienza, eccola qui.”
    La coscienza non è qualcosa. Idem la consapevolezza.
    Puoi definire da dove viene, puoi studiare i correlati neuronali della coscienza, puoi anche misurare il grado di coscienza di una persona ( gli studi del ricercatore italiano Giulio Tononi), ma anche riuscendo a misurarla, ti ritrovi con un dato, con una “misura del grado di coscienza”, che non è la coscienza stessa.
  2. L’oggetto di indagine è il soggetto che mette in atto l’indagine stessa.
    Il tentativo di definire cos’è la coscienza e cos’è la consapevolezza è messo in atto proprio da colui che è cosciente e consapevole. Così come l’occhio non può vedere sé stesso, così il tentativo di osservare l’osservatore porta ad un processo ricorsivo, cioè che si riavvolge su sé stesso.

Un approccio soggettivo

Non è compito di questo articolo cercare di superare difficoltà di cui sopra nell’andare a studiare l’argomento coscienza e consapevolezza: semplicemente le riconosciamo e le accettiamo.

È innegabile che ognuno di noi, in quando individuo cosciente dotato di consapevolezza di sé, ha un’esperienza soggettiva di che cosa siano queste qualità della propria esperienza. E proprio su questo aspetto desidero concentrarmi.

Quindi, da qui in avanti, ciò che leggi ha questo focus: pratico e soggettivo, cioè in prima persona.

Questo ci permette di mettere in pausa gli ostacoli metodologici, filosofici, ontologici ed epistemologici e di concentrarci su qualcosa di importante: la tua esperienza soggettiva.

Coscienza

Le varie branche del sapere umano hanno cercato di dare una definizione di cosa sia la coscienza, e spesso quello che è fanno è contrapporlo a ciò che non è.

Ad esempio, secondo le neuroscienze, lo stato cosciente è contrapposto con lo stato di coma, in cui la coscienza è in gran parte ridotta.

Nella psicologia si distingue ciò che è cosciente rispetto a ciò che è inconsciocome qualcosa di accessibile all’elaborazione consapevole.

Nella psichiatria si definisce la coscienza come quella proprietà che definisce i confini dell’io, rispetto a ciò che è definibile come non-io.

Nello studio della morale la coscienza è la capacità di distinguere il bene dal male, contrapposta alla mancanza di coscienza, ovvero all’ignoranza di ciò che è bene e ciò che è male.

Dal nostro punto di vista, soggettivo e pratico,

la coscienza è quell’aspetto della tua esperienza umana che ti consente di essere qui, ora, presente.

Se non sei cosciente non sei presente, non sei qui, non sei ora. Sei da un’altra parte, in un altro tempo. O forse, più semplicemente, non sei.

Lo puoi tradurre, in modo esperienziale, con “io sono”.

“Io sono” non è un’affermazione mentale, ma è una qualità delle tua esperienza cosciente.

Puoi anche dirti la frase mentalmente, ma questa dovrebbe essere un veicolo per spostare la tua attenzione a questa qualità del tuo essere nel mondo. L’esserci. Qui. Adesso.

Questo è il tuo vissuto personale dell’essere cosciente.

Consapevolezza

La consapevolezza si configura, a livello soggettivo, come il prendere atto dell’essere coscienti.

Potremmo, volendo darle una definizione, chiamarla auto-coscienza.

La consapevolezza cioè è quell’aspetto dell’esperienza umana che ti consente di sapere di essere qui, ora, presente.

Non solo sei qui, ora, presente (coscienza), ma lo sai, ovvero ne sei consapevole.

Oltre che essere (coscienza), sai di essere(consapevolezza).

Lo puoi quindi tradurre con “io so di essere”.

Quel “io so” è l’elemento fondamentale che contraddistingue la consapevolezza dalla coscienza: il sapere di sapere dell’esistenza di qualcosa.

Puoi essere cosciente, in questo momento, di un’infinità di cose. Ma non tutte queste sono consapevoli. Quando diventano consapevoli, sai di conoscerle.

Consapevole significa “so che qualcosa esiste.”

Ad un livello fondamentale è sapere della propria esistenza, cioè sapere di esistere.

Questo non è un ragionamento mentale, ma è il processo del divenire consapevoli.

Sapere di sapere è la proprietà intrinseca della consapevolezza.

Non solo qualcosa esiste nella tua coscienza, ma tu ne sei consapevole, cioè sai che esiste.

In senso poetico: esiste in te qualcosa, e tu ne sei consapevole.

Portando la luce della consapevolezza su una cosa specifica, la fai esistere in te.

Coscienza e Consapevolezza a confronto

Proprietà diverse

La prima differenza tra coscienza e consapevolezza è questa:

L’essere coscienti accade (non puoi scegliere tu di essere cosciente o di essere in coma), è cioè un processo che è fuori dal tuo controllo.

La consapevolezza invece può essere veicolata. Puoi cioè veicolare più o meno consapevolezza nel tuo essere cosciente.

Quindi

non puoi scegliere se essere cosciente o no, ma puoi scegliere di essere più consapevole.

(A fine articolo vedremo perché e come).

Puoi essere cosciente senza essere consapevole.

Questo accade quando sei nell’esperienza, senza alcuna consapevolezza di quello che stai facendo, senza alcuna intenzione, senza essere presente a te stesso.

Il contrario non può accadere: per essere consapevole devi essere cosciente.

Detto in un altro modo: non puoi essere consapevole se non tramite l’essere cosciente.

[ Questo principio viene a cadere negli stati avanzati di meditazione, in cui coscienza e consapevolezza si separano nelle loro proprietà fondamentali, per approfondire Gli stadi della meditazione LINK ].

Funzioni diverse

L’essere cosciente ti permette di vivere e di interagire con la vita.

Tramite la coscienza vedi, senti, gusti (…), ovvero sei nell’esperienza della vita.

Non solo, tramite la coscienza agisci, o meglio interagisci, nella vita.

La consapevolezza aggiunge un colore diverso al tuo essere nella vita.

Tramite la consapevolezza puoi:

  • prendere posizione rispetto ad un’esperienza, cioè decidere cosa è giusto per te
  • assumere la responsabilità delle tue azioni
  • originare e mantenere un profondo senso etico in ciò che fai
  • amare in modo incondizionato
  • attingere alla completezza esistenziale,custodita nella pienezza della consapevolezza di sé.

Aumentare la consapevolezza

Perché

Abbiamo delineato gli elementi essenziali di distinzione tra la coscienza e la consapevolezza.

Quello che emerge è che non ci è dato più di tanto di intervenire sul nostro essere coscienti, ma piuttosto diventa evidente l’esigenza su più livelli di divenire più consapevoli.

Perché aumentare la consapevolezza? A cosa ci serve?

La risposta sintetica è “a vivere meglio.”

Più sei consapevole, più strumenti hai per vivere in armonia con come le cose sono, e quindi per avere una vita meno dolorosa.

La risposta più approfondita è che è un’esigenza irrinunciabile, un nostro bisogno fondamentale, intrinseco all’esistenza stessa. Uno degli scopi della vita è quello di divenire consapevoli di sé e degli altri. La vita e l’esistenza stessa possono essere viste proprio da questa prospettiva: come un grande meccanismo in cui reciprocamente evolviamo verso una maggiore consapevolezza reciproca. Lo scopo del gioco è questo.

Inoltre non è un’esigenza solo personale, ma anche collettiva. Viviamo nell’epoca dell’informazione: questa è accessibile pressoché a chiunque voglia riceverla.

Viviamo anche in un’epoca densa di problemi sociali, relazionali, di risorse… per risolvere molti dei nostri attuali problemi, individuali e collettivi, non ci servono più informazioni, ma più consapevolezza.

La specie umana, avendo superato l’emergenza della sopravvivenza fisica, affronta ora una priorità evolutiva del tutto differente: divenire più consapevole.

Come

Come innescare il processo del divenire più consapevoli?

La consapevolezza è veicolata dall’attenzione: là dove porti la tua attenzione, divieni consapevole di quella cosa su cui hai poggiato l’attenzione.

Ecco che per divenire più consapevoli di sé stessi, dell’altro essere umano e della vita serve recuperare la nostra capacità di veicolare in modo intenzionale l’attenzione e incanalarla nel modo giusto: verso sé, verso l’altro, verso la vita. Questa modalità di conoscenza permette di esserci, in modo pienamente consapevole, nelle interazioni e di costruire una vita migliore per sé stessi e per gli altri.

Uno strumento

Nella nostra epoca storica abbiamo a disposizione uno strumento d’eccellenza che mette in atto questo processo in modo efficace e diretto: si chiama Essere Consapevole.

Concludo questa breve rassegna sulla differenza tra coscienza e consapevolezza con una citazione che è sia di ispirazione che di incitamento a prendere azione:

Essere coscienti non è sufficiente, abbiamo bisogno di essere consapevoli.

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