Dossier MONDO 26 novembre 2018 Cosa succedeva tra Russia e Ucraina dopo la crisi nel Mar Nero

Tre navi sono state sequestrate da Mosca nello stretto di Kerch, in Crimea. Il parlamento di Kiev vota la legge marziale per 30 giorni. Scontri e riunione d’emergenza del Consiglio di sicurezza Onu.

l parlamento ucraino ha approvato la richiesta del governo di dichiarare la legge marziale per i prossimi 30 giorni. La mossa di Kiev è arrivata 24 ore dopo l’incidente con navi russe avvenuto nello stretto di Kerchfra Mar Nero e Mar d’Azov, in Crimea. Le forze armate russe hanno confermato l’incidente e anche il sequestro di tre navi ucraine: si tratta di due unità militari cannoniere e un rimorchiatore. Centinaia di manifestanti si sono riuniti sotto l’ambasciata russa e hanno dato fuoco a un’auto della flotta diplomatica, mentre decine di estremisti di destra hanno bruciato pneumatici davanti al consolato russo di Leopoli. Anche a Kharkiv sono stati lanciati dei fumogeni davanti al consolato ed è stata bruciata una bandiera russa. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha tenuto una riunione d’emergenza nel pomeriggio del 26 novembre. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha detto che la richiesta al parlamento di imporre la legge marziale non è una dichiarazione di guerra: «L’Ucraina non ha in programma di fare la guerra a nessuno». Ma il ministero della Difesa di Kiev ha ordinato alle forze armate lo stato di allerta operativa.ento ucraino ha approvato la richiesta del governo di dichiarare la legge marziale per i prossimi 30 giorni. La mossa di Kiev è arrivata 24 ore dopo l’incidente con navi russe avvenuto nello stretto di Kerchfra Mar Nero e Mar d’Azov, in Crimea. Le forze armate russe hanno confermato l’incidente e anche il sequestro di tre navi ucraine: si tratta di due unità militari cannoniere e un rimorchiatore. Centinaia di manifestanti si sono riuniti sotto l’ambasciata russa e hanno dato fuoco a un’auto della flotta diplomatica, mentre decine di estremisti di destra hanno bruciato pneumatici davanti al consolato russo di Leopoli. Anche a Kharkiv sono stati lanciati dei fumogeni davanti al consolato ed è stata bruciata una bandiera russa. Il Consiglio di sicurezza dell’Onu ha tenuto una riunione d’emergenza nel pomeriggio del 26 novembre. Il presidente ucraino, Petro Poroshenko, ha detto che la richiesta al parlamento di imporre la legge marziale non è una dichiarazione di guerra: «L’Ucraina non ha in programma di fare la guerra a nessuno». Ma il ministero della Difesa di Kiev ha ordinato alle forze armate lo stato di allerta operativa.
«Richiamiamo la Russia a garantire accesso senza ostacoli ai porti ucraini e a permettere la libertà di navigazione per l’Ucraina nel mar d’Azov e nello stretto di Kerch. Non c’è giustificazione per l’uso della forza contro le navi ucraine. Per questo chiediamo che rilascino subito i marinai ucraini e le navi prese. E richiamiamo anche alla calma e alla moderazione», ha detto il segretario generale dell’Alleanza atlanticaJens Stoltenberg al termine della riunione straordinaria della commissione NatoUcraina.

La crisi è iniziata quando le autorità russe hanno accusato le navi ucraine di essere entrate illegalmente nelle loro acque territoriali domenica 25 novembre. Le navi Berdyansk e Nikopol e il rimorchiatore Yana Kapa erano salpate dal porto di Odessa, nel Mar Nero, e si stavano dirigendo a Mariupol, nel Mar d’Azov, condiviso e conteso dai due Paesi. L’Ucraina ha accusato i russi di aver cercato di intercettare le navi e di aver speronato il rimorchiatore. Le navi da guerra hanno quindi tentato di entrare nello stretto di Kerch, unico accesso al Mar d’Azov, ma una nave cisterna posizionata sotto un ponte dai russi ha impedito loro il passaggio. Le tre unità sono state quindi sequestrate assieme a tutti i membri dei rispettivi equipaggi.

MARINAI PRIGIONIERI DI GUERRA?

Proprio con riferimento ai marinai catturati, il ministro degli Esteri ucraino Pavlo Klimkin ha parlato di «prigionieri di guerra», cui occorre applicare il relativo status previsto dalla Convenzione di Ginevra del 1949. Una valutazione che il Cremlino non ha voluto commentare: «Coloro che violano le frontiere sono perseguiti nel più stretto rispetto della legislazione», si è limitato a rispondere il portavoce del presidente Vladimir Putin, Dmitri Peskov.

STRETTO DI KERCH RIAPERTO AL TRAFFICO MARITTIMO CIVILE

Nel frattempo lo stretto di Kerch è stato riaperto al traffico marittimo, benché soltanto a quello civile. Alexei Volkov, direttore delle autorità portuali in Crimea, ha spiegato: «L’ordine è stato emesso alle quattro del mattino, le navi stanno già transitando». Dopo l’incidente il tratto di mare era stato chiuso.

MOSCA PARLA DI UNA «PERICOLOSA PROVOCAZIONE»

Mosca ha reagito ai disordini che hanno coinvolto le sue sedi diplomatiche convocando l’incaricato d’affari ucraino ad interim presso il ministero degli Esteri: «Chiediamo a Kiev di garantire immediatamente la sicurezza della nostra missione diplomatica, per evitare gravi conseguenze», ha fatto sapere la portavoce del ministero, Maria Zakharova. Mentre Peskov non ha esitato a definire l’incidente navale «una provocazione molto pericolosa da parte di Kiev, che richiede un’attenzione particolare e un’indagine speciale». Infine il ministro degli Esteri russo, Serghei Lavrov, ha chiesto ai Paesi occidentali di «intervenire» e di «dare una calmata» alle autorità ucraine, stoppando quanti a suo giudizio vogliono «mettere a segno punti politici in vista delle prossime elezioni presidenziali».

L’UE CONDANNA «L’AGGRESSIONE» RUSSA

Ben diversa la lettura dei fatti da parte dell’Unione europea: «Gli sviluppi nel Mar d’Azov sono inaccettabili e ci aspettiamo che la Russia lasci andare subito le navi e l’equipaggio», ha detto un portavoce della Commissione europea. Bruxelles condanna «l’aggressione verso l’Ucraina» e assicura che il caso rappresenta «una priorità in questo momento». I contatti dell’Alto rappresentante Ue Federica Mogherinisono in corso e non si escludono altre iniziative.

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