Mondo del 2019, dieci paesi in crisi odore di guerra

Ci sono paesi africani, ma anche il Venezuela e l’Afghanistan nella lista dell’International Rescue Committee dei paesi dove non c’è pace

L’International Rescue Committeehanno classificato i Paesi più a rischio di catastrofi umanitarie nel 2019. Sono 21, ma solo i primi dieci contano circa la metà degli sfollati interni e due terzi dei rifugiati in tutto il mondo. Sono la Siria e l’Afghanistan, ma anche il Venezuela e molti paesi africani.

Dall’Africa parte quella classifica di mancata pace con la Somalia, paese tormentato da conflitti per decenni. Da qui vengono 2,6 milioni di sfollati interni e 870 mila persone registrate come rifugiati.

Solo nella prima metà del 2018 in Etiopia 1,4 milioni di persone sono state costrette a lasciare la loro casa a causa dei conflitti interni fra gruppi di potere. Più che in qualsiasi altro paese. Agli scontri politici sui aggiunge il rischio di carestie e catastrofi naturali.

Dall’Etiopia viene però anche la speranza per il 2019. Questo paese delCorno d’Africa popolato da cento milioni di persone è governato dallo scorso aprile dal 42enne primo ministroAbiy Ahmed, partito con grandi riforme. Ha liberato centinaia di prigionieri politici e giornalisti detenuti. A metà gennaio 835 membri dell’Oromo Liberation Front, sono stati arrestati. Fra loro ci sono i presunti responsabili di crimini e attentati nell’Oromia occidentale.

Nel febbraio 2019 si voterà in Nigeriacon 2 milioni di persone in fuga e 230mila nei paesi vicini. Mezzo milione di persone sono in gravi difficoltà alimentare e di salute nella Repubblica Centrafricana.

I numeri della Siria sono i più tristemente noti. Il conflitto iniziato nel 2011 ha coinvolto 12 milioni di persone, la metà fuggite all’estero, molte delle altre in campi profughi all’interno del paese. Ancora fortemente a rischio tutta l’area nordoccidentale del paese, nonostante gli Usa abbiano detto che la lotta all’Isis nel paese è terminata.

Fino a prima del conflitto la Siria non sarebbe mai entrata in una classifica del genere, come il Venezuela che era una delle nazioni più ricche dell’America Latina, grazie soprattutto al petrolio. L’economia è crollata a partire dl 2014. Il Bolivar, la moneta venezuelana, ha perso il suo valore quasi totalmente lasciando milioni di persone senza la possibilità di pagare cibo e medicinali. Una tazza di caffè oggi costa lo stesso numero di 1.800 tazze nel gennaio 2018.

Dal 2014 è ricominciata l’avanzata dei Talebani in Afghanistan senza che mai sia migliorata la situazione della popolazione. Dal 2012 non si ferma il conflitto in Sud Sudan con quasi 5 milioni di persone che non hanno più una casa e 6 non in grado di nutrirsi e curarsi. Ancora peggiore la situazione in Congo dove da due decenni la guerra è costante con 13 milioni di persone colpite e anche un’epidemia di ebola.

Lo Yemen è il paese in maggiore difficoltà con la guerra civile iniziata nel 2015. 24 milioni di persone hanno bisogno di assistenza umanitaria. A fine 2018 le Nazioni Unite indicavano una grave carestia. Nello Yemen c’è il più pericoloso focolaio di colera della storia moderna, con oltre un milione di persone colpite.

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