Le nuove e vecchie foto dei pilastri della creazione

Li chiamano i pilastri della creazione, perché là stanno nascendo nuove stelle e quindi nuovi pianeti. Il telescopio Hubble li ha fotografati più volte, ma le ultime foto sono davvero strabilianti.

L’immagine più recente dei cosiddetti “Pilastri della Creazione”. Dal muro della vasta nuvola di gas freddo della nebulosa Aquila, a circa 7.000 anni luce da noi, sporgono dei tratti a forma di dita, non dissimili da stalagmiti, che si innalzano dal terreno di una caverna. Dentro ai pilastri, il gas è abbastanza denso da collassare sotto il suo stesso peso, così da formare giovani stelle. Queste colonne di gas e polvere lunghe anni-luce sono state scolpite, illuminate e distrutte simultaneamente dall’intensa luce ultravioletta proveniente dalle stelle massicce in NGC 6611, il recente ammasso di stelle adiacente. Fra pochi milioni di anni – un mero battito di ciglia dell’universo – saranno sparite per sempre.

La prima immagine dei cosiddetti “Pilastri della Creazione”, scattata nel 1995 e universalmente riconosciuta come una delle 10 migliori foto di Hubble.


Il confronto tra l’immagine del 1995 e quella rilasciata nel 2015 (in realtà è stata scattata a fine 2014). Il progresso tecnologico ha permesso alla più recente camera WFC3, di riprendere i pilastri con una migliore definizione, maggiore ampiezza del campo ed estensione delle bande di frequenza, che nella nuova immagine comprendono anche il vicino infrarosso.

Il confronto tra i dati raccolti con le osservazioni del 1995 e del 2014. In soli 20 anni – un battito di ciglia, in termini astronomici – i venti di materia ionizzata generati dall’ammasso stellare presente nella nebulosa stessa hanno spazzato via il gas presente fra i pilastri stessi, al punto da suggerire agli astronomi di ribattezzarli “pilastri della distruzione”.

La nuova immagine di Hubble nella banda del vicino infrarosso.


Da queste immagini affiancate si comprende come le immagini di Hubble siano spesso immagini composte da varie osservazioni a bande di frequenza diverse.
A sinistra l’osservazione alla luce visibile, frutto di diverse esposizioni, a destra l’osservazione nella banda del vicino infrarosso permette di scorgere le giovani stelle in formazione che si nascondono tra i gas e polveri interstellari che formano i pilastri.

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