Spiritualità : la grande assenza nell’uomo

La spiritualità è assente oggi nel mondo. Con lucidità e franchezza Jung ci rivela qual è il male oscuro dell’uomo moderno: il mancato riconoscimento della spiritualità. Il grande psicoanalista ci rivela che la caduta della spiritualità porta l’uomo a una tale distanza da se stesso e dalla propria interiorità da non riconoscersi più. La rigenerazione dell’uomo potrà avvenire solo a patto che esso ritrovi il coraggio di guardarsi per quello che è, di riconoscere la spiritualità quale profonda istanza del proprio essere e bisogno fondamentale. Jung credeva che la spiritualità fosse essenziale per gli esseri umani e che occorresse prenderla più seriamente.
Carl Gustav Jung
Jung Parla. Adelphi

lo non sono un teologo,sono un medico,uno psicologo. Ma come medico ho avuto modo di conoscere migliaia di persone provenienti da tutte le parti del mondo, venute da me per raccontarmi la storia della loro vita, per confidarmi le loro speranze, le loro paure, i loro successi e fallimenti. E ho studiato attentamente la loro psicologia, che è e che deve essere, la mia guida. La mia esperienza con quelle migliaia di pazienti mi ha dato la convinzione che il problema psicologico del mondo moderno è un problema di natura spirituale, un problema. L’uomo oggi ha fame e sete di una relazione serena con le forze psichiche che sono in lui. La sua coscienza, che si ritira spaventata di fronte alla complessità del mondo moderno, ha bisogno di istanze spirituali rassicuranti. Ciò lo rende nevrotico, malato, spaventato. La scienza gli dice che Dio non esiste, e che la materia è tutto ciò che è. Questo ha privato l’umanità di ciò che la fa fiorire, del senso di benessere, di trovarsi al sicuro in un mondo sicuro. Poiché il dubbio e la paura lo costringono a ripiegarsi su se stesso, l’uomo moderno è portato a cercare dentro di sé, nella sua vita psichica, quel qualcosa di cui la sua vita esterna l’ha privato. Alla luce dell’attuale diffuso interesse per qualsiasi forma di fenomeno psichico (un interesse quale non si registrava dalla seconda metà del diciassettesimo secolo), non è inverosimile pensare che ci troviamo oggi alle soglie di una nuova epoca spirituale e che dalle profondità della vita psichica dell’uomo emergeranno nuove forme di spiritualità. Se guardiamo il mondo che ci circonda, che cosa vediamo? Anzitutto il disintegrarsi delle religioni commerciali che non c’entra con i veri insegnamento di Cristo. Da molte parti si ammette che le Chiese hanno ormai perduto la loro presa sulle persone, e ci credo bene! Specialmente sulle persone colte, le quali non si sentono più redente dai sistemi teologici. E un fenomeno evidente anche nelle antiche religioni orientali: nel confucianesimo e nel buddhismo. Metà dei templi di Pechino è vuota. In Occidente sono milioni le persone che non vanno in Chiesa . Il protestantesimo, per citare un solo esempio, è scisso in oltre quattrocento denominazioni. Si confronti questa situazione di vita e di pensiero con quella del Medioevo. Nel Medioevo quasi tutti andavano in Chiesa ogni mattina. La vita intera era dentro l’ambito della Chiesa, che venne così a costituire uno straordinario sbocco per l’energia psichica. Oggi, al contrario, abbiamo un’esistenza estremamente complicata, siamo circondati da congegni meccanici.

Una vita tutta fatta di automobili e radio e cinema: ma nessuna di queste cose può lontanamente sostituire ciò che abbiamo perduto. La religione non commerciali offre un ricco terreno per l’esercizio dei nostri sentimenti. Conferisce senso alla vita. Il mondo aveva senso, per un uomo del Medioevo: egli sapeva che Dio aveva creato tutto con un fine preciso; sapeva che lui stesso era stato creato con un fine preciso: guadagnare il paradiso, o meritare l’inferno. Questo dava senso alla vita. Oggi il mondo in cui noi tutti viviamo è una gabbia di matti: la pensano così in molti, e alcuni vengono a dirmelo. Tutta quell’energia da cui scaturiva la ricca fioritura della vita emotiva dell’uomo medioevale, e che trovava espressione nella creazione di grandi dipinti e grandi sculture ispirate dalla fede e nell’edificazione di grandi cattedrali, si è ora svuotata. Non è perduta, però, perché è una legge di natura che l’energia non possa andare perduta. Ma allora, che fine ha fatto, dove è andata? La risposta è: è finita nell’inconscio, Si potrebbe dire che è caduta a un piano inferiore. Prendiamo l’esempio di un uomo d’affari: un uomo “arrivato”, ricco, ancora giovane, poniamo di quarantacinque anni. Quell’uomo dice a se stesso: “Mi sono costruito una fortuna; i miei figli sono grandi abbastanza da mandare avanti l’azienda che ho fondato. Mi ritirerò. Mi costruirò una bella casa in campagna per viverci senza più cure e preoccupazioni”. Sicché si ritira. Si costruisce la sua casa e va a vivere in campagna. Dice a se stesso: “Adesso incomincerò a vivere”. Ma non succede nulla. Una mattina, in bagno, avverte un dolore al petto. Per tutto il giorno non fa che pensarci; si chiede che cosa possa essere. A tavola non ha appetito. Di lì a pochi giorni incomincia ad accusare disturbi digestivi e in capo a due settimane è gravemente malato. I medici a cui si è rivolto non riescono a stabilire che cosa abbia. Alla fine uno gli dice: “La sua vita manca di interessi. Riprenda il lavoro, ricominci a occuparsi della sua azienda”. Il nostro uomo non è uno stupido, e il consiglio gli sembra sensato. Decide di seguirlo. Torna in ufficio. Siede di nuovo dietro la sua scrivania e annuncia di voler aiutare i figli nella direzione dell’azienda. Ma quando gli portano la prima lettera d’affari non riesce a concentrarsi, non sa prendere le decisioni che gli sono richieste. A questo punto incomincia a spaventarsi davvero. Avete capito che cosa era avvenuto: non poteva più tornare indietro. Era già troppo tardi. Ma la sua energia è ancora intatta, e deve essere usata. Quell’uomo viene da me a sottopormi il suo problema. Io gli dico: “Ha fatto bene a ritirarsi dagli affari, ma non a ritirarsi nel nulla. Deve avere qualcosa su cui poggiare i piedi: in tutti gli anni in cui ha dedicato delle energie a creare la sua azienda non ha saputo crearsi altri interessi al di fuori di quella. Quindi non aveva nulla verso cui ritirarsi”. Questo è un esempio tipico della situazione dell’uomo odierno. Ed è la ragione per cui ci sembra che nel mondo di oggi ci sia qualcosa che non va: gli interessi materiali, le automobili e le radio e i grattacieli, non appagano la fame di spiritualità dell’anima. Cerchiamo di ritirarci dal mondo, ma verso che cosa? Alcuni provano a ritornare in seno alla Chiesa. E per qualcuno è la soluzione giusta. Ma molti altri non la trovano del tutto soddisfacente. Assomigliano al nostro uomo d’affari, che ha provato a riprendere il posto di un tempo nella sua azienda. Tutte queste persone vengono da me, chiedendomi di aiutarle a trovare il senso della propria vita. (…

Mettiamo che io vi inviti ad abitare nella mia casa. Vi dico che è una casa solida e comoda; che la nostra vita è gradevole; che il cibo è buono. Potrete nuotare nel lago e passeggiare in giardino. Profondamente convinti di questo, decidete di venire a stare da me, e vi trovate bene. Ma supponiamo che nell’invitarvi vi dica: “Questa casa è insicura. Le fondamenta vacillano. In questa regione abbiamo molti terremoti. E inoltre in questa casa c’è stata la malattia. Poco tempo fa in questa stanza qualcuno è morto di tubercolosi”. In queste circostanze e con queste idee in mente, pensate che trovereste piacevole il vostro soggiorno? L’uomo medioevale di cui abbiamo parlato aveva un bellissimo rapporto con Dio. Viveva in un mondo sicuro, o comunque in un mondo che riteneva tale. Dio si prendeva cura di ogni creatura della terra; premiava i buoni e puniva i cattivi. E c’era la chiesa, dove l’uomo poteva sempre ottenere il perdono e la grazia. Gli bastava andarci per riceverli. Le sue preghiere venivano ascoltate. Spiritualmente, aveva chi si preoccupava di lui. Che cosa viene detto, invece, all’uomo moderno? La scienza gli dice che non c’è nessuno a curarsi di lui. Ed egli è pieno di paura. (…)
Non stupisce, dunque, che in un mondo siffatto tutti diventiamo nevrotici. Anche se in realtà la casa in cui abitiamo è sicura, se pensiamo che non lo sia noi soffriamo. La nostra reazione dipende esclusivamente da quello che pensiamo. Per far capire ai miei allievi questo punto, sono solito chiedere: “Come misuriamo le cose? Dai loro effetti, e di solito dai loro effetti drammatici. Se cade una valanga, che spazza via una dozzina di fattorie e uccide decine di mucche, diciamo: “Che valanga terribile!”. E ora, ditemi, qual è la cosa più distruttiva che conoscete?”. Chi dice il fuoco, chi il terremoto, chi le eruzioni vulcaniche, le inondazioni, le epidemie. Allora domando: “Non vi viene in mente niente di più terribile di queste cose? Per esempio, la guerra mondiale?”. Ah, sì! Le bombe ad alto potenziale. “Ma le bombe” insisto “si fabbricano da sole? Forse che le bombe dichiarano guerra e marciano contro il nemico? Si trascinano forse dietro gli uomini?”. É la psiche dell’uomo a fare le guerre. Non la sua coscienza. La sua coscienza ha paura, ma il suo inconscio, che contiene, ereditata, la barbarie, oltre che · le istanze spirituali della razza, dice all’uomo: “Ora è tempo di fare la guerra. E giunto il momento di uccidere e annientare”. E l’uomo ubbidisce. Il pericolo più terribile che l’uomo deve affrontare è la potenza delle sue idee. Nessuna forza cosmica abbattutasi sulla terra ha mai distrutto dieci milioni di uomini in quattro anni: la psiche dell’uomo sì. E può farlo di nuovo. Di una cosa sola ho paura: dei pensieri della gente. Contro le cose materiali ho i miei sistemi di difesa. Vivo felice nella mia casa con la mia famiglia. Ma mettiamo che i miei familiari si facciano l’idea che io sia un demonio; potrò continuare a vivere felice in mezzo a loro? A essere al sicuro? Siamo tutti suscettibili al contagio di massa. Queste epidemie sono più forti dell’individuo.


E l’individuo ne è la vittima. Grida forte, organizza sfilate, finge con se stesso di essere il capo, ma in realtà è la loro vittima. l deliri di massa sono il rigurgito di forze biologiche e spirituali dalle profondità della psiche. (…)
Ciò che la natura richiede al melo è che produca mele e al pero che produca pere. Da me la natura vuole che io sia semplicemente un uomo, ma un uomo cosciente di ciò che è e di ciò che fa. Dio cerca nell’uomo la coscienza. È questa la verità della nascita e della resurrezione di Cristo dentro di noi. Quando sempre più uomini pensanti arriveranno a questa verità, quella sarà la rinascita spirituale del mondo. Cristo, il Logos: cioè a dire, la mente, l’intelligenza, che risplende nella tenebra. Cristo rappresentò una nuova verità sull’uomo. Non esiste l’umanità. Io esisto, voi esistete. L’umanità è soltanto una parola. Siate ciò che Dio vuole che siate; non vi preoccupate per l’umanità. Preoccupandovi dell’umanità, che non esiste, eludete il compito di guardare ciò che esiste: il Sé. Fate come l’uomo che, affacciandosi sul campo del vicino, gli dice: “Guarda, un’erbaccia. E un’altra. Perché non zappi più a fondo? Perché non tieni pulita la tua vigna?”. E intanto il suo campo, alle sue spalle, è pieno di erbacce.

5 Comments

  1. Il problema è che , da sempre, abbiamo dato priorità agli aspetti sbagliati dell’esistenza, attribuendo valore di realtà e utilità solo a ciò che è materiale (anche le religioni, infondo, sono sempre state pensate in funzione e a sostegno della quotidianità)

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    1. È un sistema cattivo sbagliato. Che porta alla violenza e allontana l’uomo del suo Se della sua Essenza, il motivo per cui ci siamo tutti in questo mondo, avere la consapevolezza di ciò che siamo essere fatti all’immagine e somiglianza di Dio. E quindi siamo materia e Spirito, siamo tutti Semi Dèi e non sappiamo . Con la poca conoscenza che va il mondo siamo destinati a distruggersi a vicenda. Manca amore, manca affetto rispetto spiritualità fiducia principio morale integrità unione umiltà uguaglianza onestà.

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