Micro Uomo Macro Universo Tutto Uno.


Macrocosmo e microcosmo nel sistemaValentiniano di Achamoth, rappresentati come un insieme di cerchi concentrici l’uno dentro l’altro, diversi per grandezza ma uguali nell’aspetto.

L’utilizzo di questi due termini serve a chiarificare, sul piano filosofico, il tipo di relazione intercorrente tra l’Uno e i molti, che non è di semplice alterità o diversità, cioè di differenza quantitativa, ma di sostanziale identità, vigendo un’analogia qualitativa tra il macrocosmo, contenente in sé ogni parte, e il microcosmo, che a sua volta contiene in piccolo il tutto.

In tal modo il sapiente, il filosofo, o lo scienziato, possono basarsi su un modello esplicativo unitario del sapere, valido a tutti i livelli: la filosofia ermetica, ad esempio, poteva fare dell’uomo il microcosmo, mentre l’universo definiva il macrocosmo.

SAPIENZA OCCIDENTALE
L’identità tra microcosmo e macrocosmo è stata sostenuta sin dall’antichità, e attraversando i secoli ha rappresentato la base teorica di numerose scienze sapienziali, come l’astrologia, la magia, la psicologia e la medicina.

FILOSOFIA ANTICA

Presso la filosofia greca, ad esempio, il mondo era concepito come un ente animato, analogo all’uomo e composto, come tale, da anima e corpo: questa visione del cosmo si rifletteva in questa politica, che identificava l’ordine naturale dell’universo con le leggi della città.

L’uomo greco era inserito così in un’armonia esistente fra la polis e i suoi abitanti, assimilata a quella vigente in natura fra il tutto e le sue singole parti.

Anche sul piano filosofico, era ferma convinzione della scuola pitagorica che esistesse un legame identitario tra macrocosmo e microcosmo, da ricercare attraverso le scienze dei numeri, della matematica e della geometria: i numeri stessi, in quanto elementi in grado di unificare l’universo, creavano quelle corrispondenze tra le manifestazioni molteplici dell’essere.

Platone nel Timeo elaborò una sorta di filosofia simbolica del corpo umano, collegando analogicamente i suoi vari organi ai componenti fondamentali dell’universo: terra, aria, acqua, fuoco.

Il collegamento operato da Platone si basava soprattutto sulla forma delle parti anatomiche: in particolare il cranio, per via della sua sfericità, è il più omogeneo al Divino, essendo il cerchio la figura più perfetta, espressione di intelligenza e capacità di elevarsi alla Conoscenza . Nel Timeo il cosmo è descritto come un grande animale, permeato da un’Anima del mondo, e contenente dentro di sé altri animali, che a loro volta ne contengono altri e così via: un concezione che nella medicina platonica sarà equiparata all’immagine di tanti cerchi concentrici l’uno dentro l’altro, diversi sul piano quantitativo ma identici su qualitativo.

Successivamente Aristotele, pur discostandosi dall’animismo platonico, avrebbe vamente pensato i vari corpi celesti, quali il Sole, la Luna e i pianeti, come situati entro diversi cerchi concentrici.


All’inizio dell’età ellenistica fu nuovamente lo stoicismo a concepire l’universo come un unico grande organismo, regolato da intime connessioni fra le sue parti o συν-παθεία (syn-pathèia), cioè da un comune sentimento di compassione che unifica la sfera soprannaturale con quella umana.

E in virtù della quale qualsiasi evento, anche minimo, si ripercuote su ogni altro.

L’uomo vi occupa un posto privilegiato, in quanto partecipe attivo del Logos
, che anima l’universo è presenza immamente del Divino nelle vicende del mondo.

Il quale è perciò un tutto omogeneo, nel quale non ci sono zone vuote. Contro l’

epicureismo che spiegava la realtà sulla base di mere leggi meccaniche, gli stoici affermano la fluidità e penetrabilità dei corpi, i quali si condizionano a vicenda:

«[il logos] attraversa tutte le cose mescolandosi al grande come ai piccoli astri luminosi.»

(Cleante, Inno a Zeus)

La stretta relazione tra macrocosmo e microcosmo era nota del resto anche nell’antica Roma, dove lo studio della corrispondenza tra la volta celeste e gli elementi viventi e non viventi della terra consentiva agli auguri e agli aruspici di trarre auspici in grado di predire il destino, servendosi di pratiche come l’ornitomanzia o la lettera del fegato e delle viscere degli animali: se vi osservavano segni particolari o altre anomalie, li riferivano ad un corrispondente settore del cielo per capire quale divinità avesse inviato quel segno, di cui avrebbero interpretato il significato.
Le diverse concezioni della filosofia antica vennero infine riprese e rielaborate da Plotino, che recuperò ad esempio dallo stoicismo la consapevolezza dell’interdipendenza tra tutte le parti dell’universo:

Il circolo nella filosofia di Plotino: dalla processione all’anima umana, e dalla contemplazione all’estasi.

Plotino riprese inoltre la nozione di Anima del mondo dal Timeo platonico, affermando che «questo universo è un animale unico che contiene in sé tutti gli animali, avendo una sola Anima in tutte le sue parti». Plotino si fa portatore di una visione circolare, in base alla quale l’Anima universale, nata dall’emanazione delle precedenti ipostasi (Uno e Intelleto), emana l’anima individuale umana che ha la possibilità del ritorno Vita oltre la Vita . Si tratta di un ciclo che dalla processione risale alla contemplazione; dalla necessità alla libertà: sono due poli (Anima e Spirito) complementari, i due aspetti di una realtà sola.

I molti sono un riflesso dell’Uno, «poiché ognuno di essi contiene tutto in sè, e al tempo stesso vede tutto in ogni altro, cosicché ovunque è tutto, e ogni cosa è tutto».

La corrispondenza tra macrocosmo e microcosmo è data dal fatto che il mondo è stato creato volontariamente da un Dio esterno «esiste necessariamente e non deriva da un atto di riflessione, ma da un essere superiore che genera per natura un essere simile a se stesso».L’Uno, pertanto, da un lato è immanente al mondo Onnisciente Onnipresente e Onnipotente. Dall’altro però è trascendente. Solo all’uomo è data infatti la possibilità dell’estasi, in quanto unico essere libero capace di ritrovare dentro di sé la stessa struttura gerarchica di cui è intessuta la realtà metafisica.

Ermetismo

Il neoplatonismo di Plotino, da questo punto in poi, si fonderà sempre più con le correnti di pensiero del misticismo ermetico, che notevole rilevanza avevano assunto nell’età ellenistica a partire dal II secolo d.C.: per l’ermetismo il rapporto che legava macrocosmo e microcosmo era un rapporto di analogia, e difatti il principio di anologia è il fondamento principale della sua visione della struttura del reale.

Nel tentativo di pervenire ad una visione unitaria dell’universo intero, ivi incluso l’essere umano, in grado di rendere ragione della molteplicità caotica apparentemente priva di ordine, l’ermetismo perviene alla spiegazione, detta di analogia o equivalenza, che lo stesso leggendario caposcuola, Ermete Trismegisto, avrebbe descritto in questi termini in un testo a lui attribuito, ” La tavola di Smeraldo”:

(it)

«Ciò che è in basso è come ciò che è in alto,
e ciò che è in alto è come ciò che è in basso,
per fare i miracoli della realtà Una.
E poiché tutte le realtà sono e provengono da una, per la mediazione di una,
così tutte le realtà sono nate da questa realtà unica mediante adattamento.»

Il principio di analogia, che non è proprio un’eguaglianza vera e propria ma semmai è paragonabile a un “come se”, ha due caratteristiche fondanti. Esso infatti è simultaneamente:

  1. Trascendenza (in quanto rimanda ad altro fuori di sé).
  2. Immanenza (in quanto ci coinvolge in prima persona in quanto ciò che è altro è in analogia con ciò che ci costituisce internamente e viceversa).

Questa stessa ispirazione ermetica sarebbe entrata a far parte di nuove correnti religiose, gnostiche ed esoteriche, che si rifacevano ad una rilettura eterodossa della tradizione di pensiero ebraico-cristiana, e che identificava Gesù con il maestro delle Scritture, o «rabbi Jeschua di Nazareth». Ad esempio il Vangelo di Tommaso, detto «Didimo», è attribuito ad un autorevole esponente della primitiva comunità cristiana di Siria, che viene ritenuta impegnata in una seria e profonda ricerca spirituale a partire dall’insegnamento del maestro. significa gemello, doppio, e sarebbe stato considerato infatti fratello gemello del rabbi stesso. In questo testo si legge:

«Allorché di due farete uno, allorché farete la parte interna come l’esterna, la parte esterna come l’interna e la parte superiore come l’inferiore, allorché del maschio e della femmina farete un unico essere sicché non vi sia più né maschio né femmina […] allora entrerete nel Regno»
(Vangelo di Tomaso, loghia di Gesù n°22)
Tali correnti furono accolte solo in parte all’interno del cristianesimo, che descriveva l’uomo a immagine e somiglianza di Dio, cioè del Creatore, ma escludeva per ciò stesso una commistione con gli elementi del creato, come affermato ad esempio da Gregorio di Nissa. Ciò non vuol dire tuttavia che si negassero delle forme di analogia per cercare di spiegare la realtà immanente collegandola con quella trascendente. Lo stesso san Paolo enunciava una correlazione fra cosmogenesi e ontogenesi, cioè tra evoluzione del mondo ed evoluzione dell’uomo:
La creazione stessa attende con impazienza la rivelazione dei figli di Dio; essa infatti è stata sottomessa alla caducità – non per suo volere, ma per volere di colui che l’ha sottomessa – e nutre la speranza di essere lei pure liberata dalla schiavitù della corruzione, per entrare nella libertà della gloria dei figli di Dio. Sappiamo bene infatti che tutta la creazione geme e soffre fino ad oggi nelle doglie del parto; essa non è la sola, ma anche noi, che possediamo le primizie dello Spirito, gemiamo interiormente aspettando l’adozione a figli, la redenzione del nostro corpo.

(Romani 8, 22-23)

RINASCIMENTO

Nel Rinascimento, soprattutto all’interno di certi ambienti alchemico-cristiani dell’Europa, in cui si assiste al rifiorire di correnti neoplatoniche ed ermetiche, riprese vigore una visione esoterica dell’essere umano, concepito come un microcosmo in cui si riflette il macrocosmo, cioè come un insieme di parti che concorrono a formare un tutto organico, ognuna delle quali veniva associata ad esempio un particolare pianeta, o un particolare metallo. La corrispondenza qualitativa tra grande e piccolo, dove l’uno veniva assurto a simbolo del secondo, fu alla base in particolare dell’astrologia, la quale richiedeva la capacità di percepire, riconoscere ed interpretare l’analogia nascosta in quei simboli, e quindi di porre in relazione i pianeti, i segni e le case, con personaggi, animali, metalli, colori, individuati in base alla loro valenza psicologica.l Rinascimento, soprattutto all’interno di certi ambienti alchemico-cristiani dell’Europa, in cui si assiste al rifiorire di correnti neoplatoniche ed ermetiche, riprese vigore una visione esoterica dell’essere umano, concepito come un microcosmo in cui si riflette il macrocosmo, cioè come un insieme di parti che concorrono a formare un tutto organico, ognuna delle quali veniva associata ad esempio ad un particolare pianeta, o un particolare metallo. La corrispondenza qualitativa tra grande e piccolo, dove l’uno veniva assurto a simbolo del secondo, fu alla base in particolare dell’astrologia, la quale richiedeva la capacità di percepire, riconoscere ed interpretare l’analogia nascosta in quei simboli, e quindi di porre in relazione i pianeti, i segni e le case, con personaggi, animali, metalli, colori, individuati in base alla loro valenza psicologica.

a filosofia rinascimentale è tutta permeata dalla tensione verso l’Uno: si va alla ricerca di un sapere unitario, organico, coerente, che funga da raccordo di tutte le conoscenze dello scibile umano, e che sappia ricondurre la molteplicità nell’unità, la diversità nell’identità. Ricevono così grande impulso numerose discipline come la matematica, la geometria, la numerologia, l’astronomia, che risultano connesse tra loro e che mirano tutte a interpretare la realtà in chiave simbolica e unitaria. La ricerca della pietra filosofale da parte degli alchimisti, ad esempio, nasce dalla convinzione che tutti gli elementi dell’universo provengano da un’unica sostanza originaria (quintessenza), che si tenta ora di riprodurre in laboratorio tramite appunto la creazione di un agente catalizzatore.
Secondo il neoplatonico Nicola Cusano l’individuo umano, pur essendo una piccola parte del mondo, è una totalità nel quale tutto l’universo risulta contratto.L’uomo è infatti immagine di Dio, che è l’implicatio di tutto l’Essere proprio come nell’unità numerica sono potenzialmente impliciti tutti i numeri, mentre l’Universo è l’explicatio dell’Essere, ovvero l’esplicitazione di ciò che è presente in potenza nell’unità. L’uomo è pertanto un microcosmo, “un dio umano”. Cusano giunse in tal modo, contrapponendosi alla concezione aristotelica, a concepire l’universo senza limiti spaziali e quindi senza una circonferenza che lo delimiti, affermando che la Terra non può essere il centro dell’universo, essendo questo illimitato, mentre è Dio, assimilato al Sole , a costituire il suo centro, e al contempo la sua circonferenza. Tale duplice visione (complicatio ed explicatio) sarà ripresa da Bruno, che reinterpreterà l’Uno ora in senso trascendente («Mens super omnia»), ora in senso immanente («Mens insita omnibus»), identificandolo con la totalità dell’universo, che risulta così tutto vivo e animato come un grande e gigantesco Organismo, la cui complessità e molteplicità discende dall’armonico articolarsi di un princìpio semplice e immediato.

Anche Marsilio Ficino riprende l’idea neoplatonico-cristiana di un Dio inteso come movimento circolare che si disperde nel mondo a causa del suo amore infinito, per poi produrre nuovamente negli uomini il desiderio di ricongiungersi a Lui. Al centro di questo processo circolare c’è dunque l’uomo, che è fatto a immagine e somiglianza Divina, ed è chiamato da Ficino copula mundi, specchio fedele dell’Uno che tiene legati in sé gli estremi opposti dell’universo.

La spinta a ricercare le leggi che governano tanto il grande quanto il piccolo venne in particolare dallo studio della sezione aurea, incorporata da Leonardo da Vinci in diversi suoi capolavori, tra cui l’Uomo di Vitruvio. Si trattava di un determinato tipo di relazione tra una grandezza ed una sua parte (corrispondente a 1,6180 e rappresentato dal Φ greco), a cui già Leonardo Fibonacci aveva approssimato la serie numerica da lui scoperta, tale per cui il rapporto tra il tutto e la parte è uguale a quello tra la stessa parte più grande e la più piccola, ripetendosi in tal modo all’infinito.

La sezione aurea, teorizzata da Luca Pacioli come ideale di bellezza nel Divina Proportione, già utilizzata nell’ architettura greca, nella costruzione delle chiese medioevali, nei dipinti rinascimentali, divenne la conferma dell’esistenza di un rapporto esistente tra il macrocosmo e il microcosmo di cui la natura stessa offriva numerose testimonianze, dai petali dei fiori alle forme anatomiche umane, dalla geometria delle foglie alle stelle marine, e soprattutto nei frattali.

I ROSACROCE
Queste concezioni acquistano un valore centrale e fondante non solo nelle arti, ma anche nelle correnti filosofiche e soprattutto esoteriche come quelle facenti capo alla società segreta medioevale detta dei Rosacroce, a cui sarebbe appartenuto lo stesso Leonardo: il mondo era considerato come un organismo umano in grande, e l’uomo come un mondo in piccolo; da qui, la convinzione che a qualunque modificazione di uno dei due mondi dovessero corrispondere modificazioni nell’altro. Il simbolo stesso dei Rosacroce, costituito dai quattro angoli della croce vivificata dalla rosa, si presenta come una sintesi di tutte le possibili realtà e dimensioni esistenti nell’universo.

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