Roxane Gay: quando il cibo cura l’anima

Si dice che ci sono circostanze nella vita che ci cambiano per sempre. Quando qualcuno usa il nostro corpo e ci spoglia della nostra intimità, ci fa perdere la nostra identità. È esattamente quello che è successo a Roxane Gay, che iniziò a odiare così tanto se stessa e il suo corpo da rendere il cibo il suo rifugio davanti al dolore di una violenza.

La vita di Roxane Gay cambiò completamente a 12 anni quando venne violentata da un gruppo di uomini. Il suo partner la portò in un bosco e insieme a un gruppo di amici la violentò più volte. Impaurita e con sensi di colpa per aver riposto fiducia nella persona che ingenuamente amava, cominciò a odiarsi e a provare ribrezzo per il suo corpo.

“Nella mia storia di violenza c’è stato un ragazzo. Gli volevo bene. Si chiamava Christopher. In realtà non si chiamava così, però non serve che vi dica il suo vero nome. Christopher e alcuni suoi amici mi violentarono nel bosco, in un capanno da caccia abbandonato, dove nessuno, a parte quei ragazzi, poteva sentire le mie grida.”

-Roxane Gay-

Roxane Gay e il cibo come difesa davanti alla violenza

L’odio e la paura di essere violentata di nuovo, la portarono a usare il cibo per curare le ferite della sua anima. Decise di mangiare per annullarsi davanti al mondo. Il cibo si trasformò nella sua arma da difesa e nella sua scappatoia davanti al dolore.

Roxane sapeva che le donne vengono violentate solo perché sono donne.Sapeva che non c’è praticamente niente che una donna possa fare per evitare di essere la vi vittima di un animale o di animali che credono di essere i padroni del proprio corpo. Non poteva fare nulla tranne una cosa: risultare fisicamente ripugnante, così da non risultare attraente a nessun uomo e, quindi, non essere toccata di nuovo.

“Sapevo che non sarei stata capace di sopportare un’altra violenza, così mangiavo pensando che se il mio corpo fosse diventato ripugnante avrei potuto tenere lontani gli uomini, sarei stata spregevole e conoscevo già quel disprezzo.”

-Roxane Gay-

La sua idea, l’idea che viene inculcata alle donne fin da piccole, è che non devono avere forme morbide. Devono essere magre e snelle per essere belle alla vista e soprattutto per piacere agli uomini della nostra società. Non dimentichiamo che la televisione, le riviste e tutto quello che consumiamo ci manda il messaggio che essere magri è un valore sociale che ci aiuterà a essere accettati e ben voluti.

Arrivò a pesare 261 chili, condizione che la costrinse a mettere un bypass gastrico per restare in vita. Il suo corpo si trasformò in una prigione nella quale rinchiudere l’odio che sentiva per se stessa. Il silenzio davanti alla violenza fu l’inizio di una spirale autodistruttiva che la face cadere nel baratro compulsivo verso il cibo.

È importante aggiungere che per gli uomini la situazione di solito risulta essere un po’ più complessa. La società continua a essere molto maschilista e non è ben visto che un uomo possa essere maltrattato da una donna. Per questo motivo, gli uomini vittime di maltrattamento spesso nascondono questa loro condizione e sono persino restii ad ammetterlo a se stessi. Di conseguenza, sono più propensi ad ammalarsi e a sviluppare delle dipendenze come risposta al dolore che cercano di nascondere.

Che cosa si può fare?

Vivere una situazione di violenza nella coppia genera una grande confusione, soprattutto agli esordi. La cosa più comune è che inizino ad emergere forti ambiguità in quanto a sentimenti, atteggiamenti e pensieri. Si ama e si odia. Ci si sente irritati e, al contempo, si giustifica il comportamento del partner.

Non è mai facile affrontare una situazione in cui la persona che amiamo è anche una così grave fonte di dolore, al punto che probabilmente l’unica soluzione è lasciarla.

Per uscire da queste situazioni, che sono sempre molto nocive, la parte più difficile è certamente fare il primo passo. E il primo passo vuol dire accettare che si sta vivendo una relazione violenta. Una volta accettato questo, il passo successivo consiste nel capire che la situazione non scomparirà da sola e che, pertanto, è necessario chiedere aiuto. L’ideale sarebbe rivolgersi a uno psicoterapeuta, visto che forse sono coinvolti elementi molto profondi.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

This site uses Akismet to reduce spam. Learn how your comment data is processed.