IL MISTERO DEL LAGO OKEECHOBEE

Avete mai pensato a quanto sappiamo poco della storia dei luoghi dove viviamo? Quando leggiamo dei fatti storici (a scuola o per curiosità) spesso sono frammentari, con diversi periodi bui e il più delle volte frutto di deduzioni e non di prove vere e proprie. Molti dei segreti di un luogo sono destinati a rimanere tali in eterno, ma a volte i misteri vengono a galla grazie ad eventi naturali che riportano alla luce quel poco che rimane delle prove del passato.

Tranne che a qualche pescatore, il Lago Okeechobee a noi dice poco e lo ricordiamo per qualche rara volta che è stato nominato per il suo buffo nome; in effetti, pur essendo uno dei maggiori laghi della Florida, di per sé non ha nulla di eccezionale e assomiglia più ad un enorme stagno che un lago vero e proprio. Badate: chiamarlo stagno è completamente sbagliato perché ha una superficie di oltre 1.890 km2, ma la profondità massima è di 4 m ed è coperto in buona parte da canneti, ninfee ed altre piante a foglia larga tipiche degli stagni. Il Lago Okeechobee si trova nella regione delle Everglades ed è di forma è circolare, tanto che in gergo è chiamato anche “The Big O”.

Attorno al lago ci sono misteri storici, geografici e mistici e quello che solitamente sarebbe un buon luogo dove pescare e trascorrere qualche ora in perfetta tranquillità è in realtà avvolto da una coltre oscura che attira solo curiosi e qualche pescatore.

Partiamo dal fatto che il Lago Okeechobee, nonostante la sua vasta superficie, è rimasto inesplorato fino alla fine del 1800: il primo a parlarne fu uno spagnolo di nome Escalonte de Fontaneda che venne catturato dagli indiani Seminole all’inizio del 1500 e rimase prigioniero ben 17 anni. I Seminole erano temutissimi e perfino gli spagnoli preferivano stare a debita distanza dai loro insediamenti: inizialmente formati da indiani Creek e dei Chickasaw, ad essi si unirono molti gruppi di schiavi neri fuggitivi, dando vita ad una delle più combattive confederazioni indiane del Nord America. Quando Escalonte de Fontaneda riuscì a scappare riportò la presenza di un grande lago sulle cui rive c’erano molti villaggi di questi indiani, ma nel corso degli anni se ne scoprì solo una piccola parte perché nemmeno gli eserciti più agguerriti avevano vita facile in quella regione.

Per riuscire a completare le mappe e a disegnare la conformazione del lago si dovette attendere il 1880, quando l’industriale Hamilton Disston iniziò a costruire lungo il fiume Kissimmee, che poi si scoprì essere un affluente del lago.

Nel 1887 si tracciarono i confini sulla mappa e il Lago Okeechobee entrò a far parte Contea di Osceola. La cosa bizzarra fu che la contea nel 1917 rigettò quella suddivisione e rifiutò il lago affermando di non voler essere additata per i segreti di Okeechobee. La cosa, più unica che rara, fu spiegata successivamente dallo storico Charlie Carlson, che nel 1900 raccolse dati sui pionieri e le tribù native della Florida: Carlson riportò che sulle coste nord del lago gli esploratori della Contea di Osceola trovarono migliaia di ossa umane e ancora qualche nativo che disse loro che erano coloni e invasori spagnoli colpiti dalla maledizione che regnava sul lago. Nei suoi appunti lo storico scrisse addirittura che:

«Molti vecchi pescatori catturavano sempre dei teschi umani e della ossa nelle loro reti… I primi colonizzatori sostenevano che quando l’acqua era calma e pulito si potevano intravedere sul fondo così tanti teschi che il lago in alcuni punti sembrava un campo di zucche.»

La conferma giunse nel 1918 durante una grande siccità, quando la bassa acqua portò alla luce migliaia di scheletri umani nel limo lungo i lati nord della Ritta e delle isole Kreamer”.

Molti anni dopo si disse che quegli scheletri erano “solo” le vittime degli uragani del 1926 e del 1928 che assieme nelle zona fecero oltre 2.000 morti: per poter gestire quel disastro e scongiurare epidemie tutti i cadaveri ritrovati vennero seppelliti in fosse comuni sulle rive nord del lago e i ritrovamenti erano i resti riportati alla luce dalle tempeste che spesso colpiscono al regione.

I dati storici tuttavia smentirono questa ipotesi perché gli scheletri erano stati scoperti molto tempo prima; ma non solo: alcune recenti analisi hanno riscontrato che molte delle ossa sono molto più antiche e addirittura avrebbero quasi 1.000 anni. Questa scoperta tagliò fuori anche l’ipotesi che si trattasse dei resti della battaglia di Okeechobee combattuta nel 1837 contro le ultime tribù Seminole (si salvarono solo una trentina di indiani che vennero fatti schiavi).

A quel punto si è ipotizzato che l’incredibile presenza di scheletri in una così vasta area fosse dovuta ad un antica guerra che coinvolte forse 50.000 guerrieri, oppure una malattia che sterminò interi villaggi, o ancora (ma un po’ meno plausibile) che gli scheletri siano il risultato di un suicidio di massa.

Gli indiani al contrario parlano di sepolture tribali e di immolazioni agli dei da parte dei loro antenati: per loro il Lago Okeechobee era una zona sacra dove dimoravano gli spiriti dei morti e dove ogni nuovo cadavere veniva accompagnato nell’Aldilà con riti funebri da parte di tutti i villaggi. Sono convinti che dopo lo sterminio dei nativi da parte degli spagnoli la profanazione di quel luogo abbia scatenato una terribile maledizione conosciuta come “maledizione del triangolo delle Everglades”, che spiegherebbe anche due catastrofi aeree sulle Everglades: quella del 1972 del Tristar Flight 401 e il crash del ValuJet 592 del 1996.

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