I MEN IN BLACK Esistono Davvero? Ecco alcune informazioni.

I Men in Black

Sembra incredibile, ma pur scrivendo decine e decine di articoli sugli incontri ravvicinati finora ho dimenticato di parlare degli “uomini in nero”. Rimedio subito.
Partiamo dalla fortunata trilogia che li ha presentati a tutto il mondo come paladini della giustizia, avendo anche un grande successo a dire il vero.
Nell’immaginario collettivo, grazie ai tre film della serie “Men in Black”, gli uomini in nero sono esseri umani facenti parte di un’organizzazione governativa segreta che protegge il mondo e cerca di eliminare ogni prova dell’esistenza di creature aliene. Will Smith e Tommy Lee Jones sono infatti dei misteriosi personaggi vestiti con abiti neri che, utilizzando dei gadget di origine extraterrestre, si preoccupano di proteggere l’umanità da alieni cattivi o che infrangono le leggi galattiche e che convincono i testimoni di un “incontro ravvicinato” a non raccontare a nessuno ciò che hanno visto.[expander_maker more=”Leggi tutto” less=”Leggi meno”]
Benchè sia finzione e le trame siano appositamente studiate per un pubblico amante della fantascienza e dei colpi di scena, molti ufologi e cospirazionisti sono d’accordo sul fatto che i MIB nella realtà non si discostino poi molto da come sono stati rappresentati. Certo, hanno caratteristiche e finalità diverse, ma a volte andrebbero anche a casa di gente comune per convincerli a ritrattare dichiarazioni o a dimenticare spiacevoli incontri.
Chi sono allora? Cosa vogliono? Perché sono così misteriosi? Sono esseri alieni? Sono malvagi? Possono cancellare la memoria delle persone? Lavorano per qualcuno? Ma soprattutto, esistono veramente?
Nessuno di noi “comuni mortali” lo sa. Sui MIB si è discusso in passato e si discute tutt’ora, ma sono congetture, sebbene qualcuno a volte porti a sostegno delle proprie convinzioni video e immagini. Io a priori escludo ogni video e foto presi dalla rete perché si sa, la tentazione di prendere in giro la gente che ci crede è tanta. Preferisco basarmi sui racconti della gente e mettere insieme varie tessere per creare un modello comune; certo, magari gli uomini in nero sono un’ingegnosa invenzione del passato, ma quando a raccontare di loro sono persone illustri personalmente almeno il dubbio in me si instaura.
Cominciamo dalla descrizione fisica.
Dalle molte segnalazioni che intendono questi personaggi pare che i MIB abbiano i tratti del volto latini o a volte orientali; molti di loro si proteggerebbero il viso con foulard scuro e il capo con cappello perché si suppone che non abbiano peli, capelli e nemmeno un naso pronunciato. Solitamente vengono indicati come maschi dal fisico robusto e dai movimenti spesso robotici e la loro voce non avrebbe un vero e proprio tono, ma parlerebbero in maniera cantilenante e con uno strano accento non riconducibile a nessun dialetto conosciuto. Gli occhi sono sempre scuri e senza sopracciglia e le mani non avrebbero unghie visibili e sarebbero inquietantemente lisce senza righe. La persone che affermano di averli incontrati tendono a descriverli completamente vestiti di nero ( o grigio scuro), con abiti formali senza cuciture evidente. Molti inoltre credono che siano “esseri” onniscienti, cioè saprebbero cose private che solo il testimone e pochi altri conoscerebbero.
Gli uomini in nero si presenterebbero ai civili quasi sempre in gruppi di tre, di cui uno resta sempre sull’automobile, anch’essa nera e solitamente senza targa ed elementi riconoscibili.
È opinione diffusa che, al contrario dei men in black del cinema, non siano terrestri o, almeno, non lo siano completamente.
Il primo a parlare di “uomini in nero” fu Albert K. Bender, un appassionato di paranormale di Bridgepoint (Connecticut) che nel 1952 fondò l’International Flying Saucer Bureau, di cui divenne membro l’ufologo Gray Barker. Barker fu colui che sparse la voce e creò il mito dei MIB.
Bender con la sua associazione aveva l’intenzione di raccogliere quante più testimonianze di avvistamenti di UFO, incontri ravvicinati, esperienze personali e prove dell’esistenza di extraterrestri. In poco tempo l’associazione arrivò a contare 1500 persone provenienti da tutto il mondo per discutere di UFO e di molti altri fenomeni paranormali e il suo archivio iniziò a riempirsi di fotografie, filmati e oggetti raccolti sui luoghi degli avvistamenti.
All’inizio di settembre del 1953 però qualcosa cambiò tutta la sua vita.
Bender ricevette un’insolita visita di tre uomini vestiti completamente in nero. I tre non andarono molto sul sottile e gli intimarono di smettere ogni indagine intrapresa dalla sua associazione e di scioglierla. A quanto apre furono molto convincenti perché l’uomo ne fu terrorizzato. Alcuni giorni dopo Bender seguì il “consiglio” degli uomini in nero e scrisse ai suoi soci queste parole:
«Si consiglia a coloro che sono impegnati nel lavoro sui dischi volanti di essere molto cauti.»
Barker fece pressioni su Bender per capire il perché l’uomo avesse chiuso l’associazione e addirittura avesse manifestato la decisione di non intraprendere più alcuna attività di ricerca. Baker raccolse le informazioni in un libro dal titolo “They Knew Too Much About Flying Saucers”, in cui per la prima volta si parlava dei Men in Black.
Nel 1962 lo stesso Bender, spronato dallo stesso Barker, scrisse un libro assieme a lui intitolato “Flying Saucers and the Three Men” in cui riprendeva il discorso degli uomini in nero e arriva alla conclusione che fossero alieni venuti sulla Terra per procurarsi sostanze chimiche a loro indispensabili.
Il discorso dei MIB venne poi ripreso da molti ufologi, come i famosi contattisti George Adamski e George Hunt Williamson, che però tendevano a identificarli come “protettori” di un misterioso governo occulto.
A questo punto potrei citarvi migliaia di testimonianze in tutto il mondo, ma avrei bisogno di anni per terminare questo articolo. Vi riporto uno dei casi più famosi e anche uno di più dettagliati (ovviamente io scriverò solo l’essenziale).
Nel 1976 il fisico Herbert Hopkins viveva a Old Orchard Beach, nel Maine. Tra I suoi hobby c’era l’interesse per gli avvistamenti di dischi volanti, specialmente quelli nelle vicinanze. La sera dell’11 settembre gli giunse una telefonata molto strana: la voce si presentò come il rappresentante di un’organizzazione ufologica del New Jersey e gli chiese se aveva del tempo libero per discutere di alcuni casi di avvistamenti. Hopkins era molto contento di condividere le informazioni e di riceverne altre, ma ad un certo punto la voce gli pose una domanda che gelò il sangue nelle vene: gli chiese se fosse solo in casa e lui istintivamente rispose di sì.
L’uomo non fece nemmeno tempo ad abbassare la cornetta che l’uomo che lo aveva contattato bussò alla porta di casa.
«Anche se mi avesse telefonato dall’altra parte della strada o dalla porta accanto, non sarebbe riuscito ad arrivare così in fretta! » disse Hopkins in un’intervista.
Hopkins non ricordò come, ma l’uomo riuscì a convincerlo a farlo entrare, nonostante il fisico fosse piuttosto inquieto nel vederlo.
«Indossava giacca e pantaloni neri, scarpe nere, calze nere, camicia bianca con una cravatta nera ed aveva anche una bombetta nera. Persone vestite in quel modo non si vedono di frequente e pensai che fosse un becchino… Si sedette e si tolse il cappello. Era calvo come un uovo e non aveva ne ciglia ne sopracciglia. Era bianco come un cadavere, ma le labbra erano rosso brillante e la sua pelle sembrava quella di una bambola, di plastica. Anche la sua voce mi fece venire i brividi: parlava con voce inespressiva, ogni parola era scandita e non aveva alcun tono. Tutto ciò che diceva era meccanico e sembrava una sequenza di parole staccate, come se fossero state registrate su nastro da un computer.»
L’uomo vestito di nero chiese al dottor Hopkins di parlargli dei casi sui quali aveva investigato e di dirgli i nomi di eventuali colleghi delle sue ricerche.
«Se ne stava seduto senza fare il minimo movimento, con lo sguardo fisso sul mio volto e senza battere le palpebre. Aveva dei guanti di camoscio e ad un certo punto si è passato il dorso della mano sulla bocca lasciando una traccia rossa. Sulla sua guancia rimase una scia rossa e capii che aveva messo un rossetto. Poi ho notato che la sua bocca era una fessura senza delle vere e proprie labbra, come la bocca di un pupazzo… Tirò fuori dalla tasca una moneta e, tenendola nel palmo della mano, mi disse di fissarla: la moneta iniziò a cambiare colore, da rame ad argento e poi blu, fino a smaterializzarsi nella sua mano… Fu allora che mi disse di dimenticare tutte le informazioni che avevo raccolto sugli incidenti di UFO. Mentre mi diceva quelle parole il ritmo con cui le scandiva iniziò a rallentare. Parlava sempre più lento, fino ad aver difficoltà nell’esprimersi. Lentamente si alzò in piedi e mi disse “Il livello della mia energia è troppo basso, Devo andare ora. Arrivederci”. Il man in black, o qualunque cosa fosse, se ne andò, sparendo dietro l’angolo.»
Hopkins, dopo quell’inquietante incontro, preferì distruggere tutti i documenti che possedeva sugli UFO e per molti anni non raccontò nulla a nessuno.
Bene, dopo due lunghe testimonianze mi fermo qui per non appesantire l’articolo. Sui MIB sono state formulate mille ipotesi e scritti interi libri.
Ammesso che esistano, chi sono questi individui dalla fama sinistra e dai modi brutali che operano per la disinformazione sugli avvistamenti alieni? Sono come Will Smith e Tommy Lee Jones che salvano vite umane oppure sono loro i cattivi?

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