Scoperta una super-Terra che orbita intorno a una delle stelle più vicine al nostro Sole

È il secondo esopianeta più vicino a noi. Si tratta di una super-Terra gelida, di massa 3,2 volte superiore a quelle terrestri. La temperatura della sua superficie potrebbe essere di -170 °C. Il vasto studio su Nature
(foto: ESO/M. Kornmesser. Una rappresentazione artistica della superficie dell’esopianeta Barnard’s Star b)

C’è un pianeta in orbita intorno a una delle stelle più vicine al Sole, la stella di Barnard. E questo pianeta potrebbe essere una super-Terra, molto fredda, di dimensioni più di tre volte superiori rispetto alla Terra. La scoperta è frutto di un ampio studio internazionale, cui ha preso parte anche l’Eso (Osservatorio europeo australe). Il nuovo esopianeta, chiamato Barnard’s Star b, è il secondo più vicino alla Terra, a soli sei anni luce da noi. I risultatisono appena stati pubblicati su Nature.

Non visibile a occhio nudo, ma soltanto attraverso telescopi, la stella di Barnard è una nana rossa ed è la stella solitaria più vicina al Sole – dato che la più vicina in assoluto, Alfa Centauri, è in realtà un sistema di tre stelle. La massa della stella di Barnard, il volume e la luminosità sono molto inferiori rispetto a quelle del Sole. Ma quello che la pone al centro dell’attenzione rispetto alla ricerca di esopianeti è la sua vicinanza alla nostra stella, da cui dista circa sei anni luce.

Il folto gruppo di ricerca, guidato da Ignasi Ribas dell’Istituto di studi spaziali della Catalogna e dell’Istituto di scienze spaziali in Spagna, ha utilizzato un metodo, detto della velocità radiale, che serve per individuare la presenza di pianeti extrasolari. Questo metodo misura le variazioni della distanza fra la stella e un punto di osservazione e rileva eventuali sobbalzi, ovvero cambiamenti nella velocità della stella che possono essere dovuti alla presenza di un pianeta. “Questa tecnica è stata utilizzata per trovare decine di pianeti”, spiega Paul Butler della Carnegie Institution for Science negli Usa. “Ora abbiamo a disposizione decine di anni di dati”.

Gli autori hanno analizzato le misurazioni della velocità radiale registrati per due decenni tramite vari strumenti, fra cui lo spettrometro Carmenes in Spagna, il telescopio Harps dell’Eso in Cile e lo spettrografo Harps-Ninstallato sul Telescopio nazionale Galileo, alle Isole Canarie. “Si tratta di uno dei più ampi ed esaurienti campione di dati mai utilizzati per studi per la misura precisa della velocità radiale”, sottollinea Ribas. “La combinazione di tutti i dati ha portato ad un totale di 771 misurazioni – una quantità enorme”.

Dall’analisi hanno rilevato un segnale che si ripete ogni 233 giorni, un elemento che suggerisce la presenza di una super-Terra, con una durata della rivoluzione intorno alla sua stella di 233 giorni. Si tratta del secondo esopianeta più vicino alla Terra, subito dopo Proxima b, esopianeta che orbita intorno Proxima Centauri, la nana rossa più vicina al Sole.

“Dopo un’analisi molto attenta, siamo sicuri più che al 99% che ci sia un pianeta”, prosegue Ribas, “dato che si tratta del modello che è maggiormente in accordo con le osservazioni”. In ogni caso, prosegue l’autrice, è necessario mantenere la cautela e raccogliere più dati per confermare questo risultato.

Le super-Terre sono pianeti con masse maggiori rispetto a quella terrestre ma inferiori rispetto a quelle dei giganti ghiacciati Urano e Nettuno: in questo caso, Barnard’s Star b ha una massa di 3,2 volte quella della Terra. L’esopianeta scoperto oggi è ben al di fuori della zona abitabile, una regione dello spazio che non è né troppo calda né troppo fredda e dove potrebbe esservi acqua e teoricamente vita. In questo caso, invece la temperatura della superficie del pianeta è intorno a -170 °C, dunque si tratta di un mondo gelido e inospitale. Tuttavia se la sua atmosfera si rivelerà massiccia può anche essere che le condizioni di temperatura siano migliori.

Le prossime osservazioni potranno essere utili, soprattutto tenendo conto che la prossima generazione di strumenti, come il Wide Field Infrared Survey Telescope della Nasa, un osservatorio spaziale nell’infrarosso, in corso di sviluppo, è stata realizzata in maniera apposita per realizzare immagini dei pianeti in maniera diretta.

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