Pando, uno dei più grandi organismi del Pianeta, sta scomparendo a causa dell’uomo Nel cuore dello Utah c’è una foresta di migliaia di pioppi identici che si autoclonano da 80 mila anni. Non siamo riusciti a difenderla, e da qualche tempo è in ritirata.

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Si chiama Pando, dal latino “mi espando”, “mi estendo”: è un bosco di 47 mila pioppi tremuli americani (Populus tremuloides) geneticamente identici, un unico organismo vivente connesso da un sistema di radici sotterraneo. Abita nella foresta nazionale di Fishlake, nello Utah, da circa 80 mila anni, ed è uno degli organismi più massicci esistenti in Natura: il suo peso stimato è di circa 5,9 milioni di chili.

Pando si sviluppa su circa 43 ettari di foresta (0,43 chilometri quadrati): non quanto il colossale fungo dell’Oregonche detiene il primato di più grande organismo vivente, ma comunque per un’estesa porzione di territorio. Da tre o quattro decenni, però, a dispetto del suo nome, Pando ha smesso di espandersi, e la colpa, guarda caso, sembra essere nostra.

Un terzo delle aree naturali protette minacciato dall’uomo

CORSA ARRESTATA. A monitorare per la prima volta lo stato di salute della creatura in un articolo su PLOS One sono stati due scienziati del Wildland Resources Department and Ecology Center presso l’Università Statale dello Utah. In base al nuovo studio basato su 72 anni di fotografie aeree, la foresta di cloni ha smesso di autoriprodursi dagli anni ’70, principalmente perché l’uomo ha permesso ai suoi naturali predatori di moltiplicarsi indisturbati nell’area che occupa.

Pando, o Trembling Giant (“Gigante tremante”, per il movimento delle foglie quando tira il vento) segue quella che gli esperti definiscono propagazione clonale. Quando un tratto di radice ha raggiunto una certa distanza dagli altri, sviluppa strutture chiamate polloni che diverranno i nuclei di nuovi alberi, geneticamente identici all’originale. La mancata diversità genetica viene compensata con la riproduzione ininterrotta, che garantisce un continuo ricambio generazionale tra alberi vecchi e nuovi. Ed è qui che il meccanismo sembra essersi inceppato: i pioppi vecchi muoiono, ma non sembra ci siano nuove generazioni a rimpiazzarli. Se stessimo parlando di una comunità umana, ci troveremmo davanti a 47 mila 85enni.

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Una sequenza di immagini aeree della foresta di Pando ne segue l’evoluzione nei decenni: l’area in giallo definisce i confini. | ROGERS & MCAVOY/PLOS ONE

SCORPACCIATE DI CLONI. Le recinzioni inadeguate o l’assenza di esse favoriscono la diffusione del cervo mulo (Odocoileus hemionus) e di altri ungulati abituati alla presenza dell’uomo. I cervi sono ghiotti delle parti più giovani dei pioppi, e gli animali da pascolo lasciati circolare in quest’area nei periodi estivi completano l’opera di devastazione. Le restrizioni sulla caccia nell’area sono arrivate in ritardo, dopo che l’uomo aveva già ucciso i predatori naturali degli erbivori, come orsi e lupi. Così i cervi attratti dalla presenza dell’uomo e dall’abbondanza di cibo e rifiuti possono brucare indisturbati.

 

La vicinanza di strade, campeggi e linee telefoniche contribuisce alla deforestazione. Non tutto però è perduto: le immagini aeree mostrano che le aree protette da recinzioni adeguate hanno incoraggiato l’espansione di Pando anche di qualche metro in pochi anni. La diffusione di barriere, il contenimento dei cervi e un maggiore impegno nella tutela della biodiversità potrebbero fare di questa zona un simbolo della connessione tra uomo e natura.

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