Near Death Experience, la scienza non ha dubbi: “C’è vita oltre la morte”. A Messina un incontro scientifico sulle esperienze di premorte

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Neanche la scienza sembra avere dubbi sul fatto che ci sia vita oltre alla morte. È quanto afferma il noto cardiologo olandese Pin van Lommel, Ospite nel Salone delle Bandiere del Messina ha illustraro nel dettaglio gli straordinari risultati della sua ricerca Near-Death Experiences, cioè le esperienze di premorte studiate su un campione di pazienti sopravvissuti ad arresto cardiaco. Secondo gli studi condotti dal medico la nostra coscienza non può essere localizzata nè nel tempo e nè nello spazio. La coscienza troverebbe origine in un regno non locale e il cervello servirebbe come stazione di onde coscienza.

La funzione del cervello è insomma paragonabile ad un trasmettitore interfaccia: “I dati raccolti dagli svariati studi sulle Nde– ha raccontato il medico- suggeriscono che le esperienze di premorte avvengano durante l’incoscienza. Si tratta di una conclusione sorprendente, perché quando il cervello è in stato disfunzionale, dal momento che il paziente è in uno stadio comatoso, le strutture celebrali che sostengono l’esperienze soggettive delle memoria dovrebbero essere fortemente danneggiate. Esperienze complesse come quelle riportate nelle Nde non dovrebbero esserci o quanto meno non nella memoria del paziente.

“Una Nde– ha detto il cardiologo olandese- è un confronto indimenticabile la dimensione della nostra coscienza. Fin tanto che non si è mai sperimentata una Nde sembra impossibile comprendere davvero l’impatto e gli successivi nel cambiamento di vita di questa esperienza travolgente.

Dopo un esperienza di premorte la visione esistente del mondo cambia radicalmente. Ed è per tali ragioni che nel corso dei suoi studi il cardiologo ha indagato la correlazione tra coscienza e integrità celebrale. “Della coscienza– ci racconata Pim van Lemmel è possibile distinguere tra aspetti temporanei e senza tempo”. Il suo approccio al tema è di tipo nuovo e giunge a conclusioni non in conformità col paradigma materialistico ampiamente accettato dalla cultura occidentale: secondo i nostri correnti concetti medici non è possibile sperimentare la coscienza durante un arresto cardiaco quando la circolazione e la respirazione sono cessati.

Che cos’è una Nde:

Alcune persone scampate alla morte raccontano di una straordinaria esperienza di coscienza. Una Nde può essere definita coma la memoria di una serie di impressioni durante un particolare stato di coscienza, incluso un numero di elementi universali come esperienze fuori dal corpo, sensazioni piacevoli, vedere un tunnel, una luce, parenti deceduti, una revisione della vita o un cosciente ritorno al corpo.

Quali sono gli eventi che scatenano una Nde:

Le Nde si verificano a seguito di arresto cardiaco, la morte clinica, la shock dopo la perdita di sangue al momento del parto, il coma che segue da un danno celebrale traumatico, un ictus, un quasi annegamento, l’asfissia e in varie malattie di tipo grave che ma che non mettono in serio pericolo in quel momento la vita o anche durante la depressione, l’isolamento, la meditazione. Possono anche avvenire senza una ragione apparente. Esperienze simili a quelle di premorte possono avvenire anche durante la fase terminale di una malattia e sono chiamate “visioni a letto di morte o esperienze di fine vita”.

Secondo uno studio condotto in Germania e negli Stati Uniti, circa il 4% del totale della popolazione del mondo occidentale deve avere sperimentato un Nde: più di 10 milioni di persone negli Stati Uniti, 2 milioni e mezzo in Italia, circa 20 milioni di persone nel mondo hanno avuto una esperienza di premorte.

Altro aspetto di particolare interesse affrontato dal medico è quello del ritorno cosciente nel corpo: ” I soggetti che hanno vissuto una Nde riguadagnano coscienza nel loro corpo e comprendono che sono bloccati in un corpo danneggiato, ciò comporta dolore e restrizione nella malattia. I pazienti raccontano di un’ esperienza terribile“.

Quasi tutti i pazienti che hanno vissuto una nde non hanno piu paura della morte, assumono consapevolezza che la coscienza vive oltre la tomba, che la morte non è morte ma altra forma di vita, che il corpo e la mente sono separati”.

“Cosi siamo giunti alla sorprende conclusione, durante i nostri studi, che un arresto cardiaco tutti questi elementi riportati di Nde sono stati sperimentati durante una perdita delle funzioni della corteccia e del tronco encefalico, l’encefalogramma era piatto”. Al tempo della morte fisica- ha quindi concluso il professore- la coscienza continuerà ad essere sperimentata in un’ altra dimensione in cui il passato il presente e il futuro sono racchiusi. La morte è solo la fine del nostro aspetto fisico. La morte come la nascita è un passaggio di uno stato di coscienza da uno stato all’altro”.

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